
I Canti
A differenza di quanto accaduto in altri piccoli borghi, la presenza attiva di un’associazione folcloristica ha fatto sì che Apiro riuscisse a conservare la propria tradizione di canti popolari. Alcuni di questi possono essere ascoltati nel 33 giri inciso nel 1981 Terra della Marca.
I più caratteristici sono i così detti canti a batoccu[1], a dispettu e a rispettu, che si giocano su una lunga botta e risposta fra uomo e donna. Gli stornelli, ovvero le strofe, si susseguono in alternanza oppure a strascinà: una strofa viene conclusa attraverso un lungo soffermarsi sull’ultima nota, finché l’altro incomincia il proprio stornello sovrapponendovisi e ripetendo la stessa parola finale della strofa precedente. Il tema è principalmente quello amoroso, gli stornelli altro non sono che serenate che l’innamorato dedicava alla donna amata, la quale poteva rispondere restando sulla linea romantica o, al contrario, sbeffeggiando scherzosamente il proprio pretendente.
[1] I canti a batoccu devono il loro nome al battaglio delle campane, detto appunto batoccu nel dialetto apirano. Questo, battendo prima da una parte e poi dall’altra, ricorderebbe infatti l’alternarsi fra le due voci. Un’altra ipotesi spiega che il campanone, cioè la campana dalle dimensioni maggiori, caratterizzata da un ritmo lento e baritonale, rievochi l’intercalare maschile, mentre la campana più piccola, dal suono acuto e squillante, riproponga la voce femminile.
La Pasquella, lo Scacciamarzo e il Cantamaggio sono invece canti stagionali legati a particolari ricorrenze[2]. Durante questi giorni ci si riuniva in gruppi e, muniti di strumenti, si passava di casa in casa (o di cantina in cantina) cantando e suonando in cambio di un bicchiere di vino o di una fetta di pane e salame.
[2] La Pasquella ricorre nella festività di Santo Stefano o, più spesso, dell’Epifania, lo Scacciamarzo al fiorire della primavera, il Cantamaggio nel mese omonimo. Ancora oggi sono eventi particolarmente sentiti nel paese di Apiro, tanto che vi partecipano non solo i ragazzi del gruppo Urbanitas, ma l’intera popolazione dai bambini agli anziani. Si tratta di un’occasione in cui vecchi ballerini ritornano in scena improvvisando un saltarello insieme ai giovani, e in cui qualche forestiero può unirsi al coro o cimentarsi nei passi che gli vengono mostrati.
