L'Orchestra

Il gruppo Urbanitas si esibisce esclusivamente con musica dal vivo. L’orchestra è composta da fisarmonica, organetto, cembalo, chitarra, triangolo e basso acustico, per un totale di circa dieci musicisti.

L'Orchestra del Gruppo Urbanitas - Chitarra
L'Orchestra del Gruppo Urbanitas - Cembalo
L'Orchestra del Gruppo Urbanitas - Fisarmonica
L'Orchestra del Gruppo Urbanitas - Organetto

Il ricco patrimonio musicale ereditato dall’associazione Urbanitas è definito da un suono forte e brillante. La maggior parte dei brani è accumunata dal tipico tempo ternario delle danze popolari ballate in coppia, il 3/4, ma diffuso è anche il 2/4 delle coreografie più veloci, fino al 6/8 del saltarello. Il triangolo, il cembalo, il liuto, il piffero, rudimentali prototipi di chitarre, diffusisi a partire dal XVI secolo, costituirono l’embrionale orchestra di queste campagne, fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando fece la sua comparsa l’organetto, assurto in breve tempo a strumento per eccellenza del folclore marchigiano. Al suo fianco si colloca la fisarmonica[1], concepita sul finire del XIX secolo e parte fondante dell’orchestra Urbanitas (al momento si contano nell’associazione ben sei fisarmonicisti). Non c’è ritmo che possa essere scandito meglio che dal cembalo, nonostante l’apparente semplicità, si tratta di un elemento insostituibile nell’orchestra, così come il triangolo. U violonció (“il violoncione”) era uno strumento simile al violino ma di maggiori dimensioni, dal colorito possente e rotondo, di cui però, purtroppo, oggi resta soltanto il ricordo. Intorno alla metà del secolo scorso sono stati uniti al complesso alcuni strumenti più moderni, come la chitarra e il basso acustico, che si adattano puntualmente alle sonorità della musica popolare, arricchendola pur senza alterarla.

[1] La leggenda narra che, in una sera del lontano 1863, un forestiero austriaco in pellegrinaggio verso Loreto trovò ospitalità da un povero contadino nei pressi di Castelfidardo. Il giorno successivo lasciò nella casa l’insolito strumento che aveva con sé, suscitando la curiosità del figlio del colono, che si approcciò all’oggetto sperimentandone meccanismi e nuove versioni. Il ragazzo si chiamava Paolo Soprani, fondatore dell’industria italiana della fisarmonica. Paolo Soprani, http://www.paolosoprani.com.

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